Eh, ben legati, me l'immagino: con quell'arte speciale
che mettono i giovani di negozio nell'involtare la roba venduta...
Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata...
ch'è per se stessa un piacere vederla... cosí liscia,
che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza...
La stendono sul banco e poi con garbo disinvolto vi collocano su,
in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata.
Levano prima da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra,
vi abbassano l'altro e ci fanno anche, con svelta grazia,
una rimboccaturina, come un di piú per amore dell'arte;
poi ripiegano da un lato e dall'altro a triangolo e cacciano sotto le due punte;
allungano una mano alla scatola dello spago;
tirano per farne scorrere quanto basta a legare l'involto,
e legano cosí rapidamente,
che lei non ha neanche il tempo d'ammirar la loro bravura,
che già si vede presentare il pacco col cappio pronto a introdurvi il dito.
Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio.
Io? Caro signore, giornate intere ci passo.
Sono capace di stare anche un'ora fermo a guardare dentro
una bottega attraverso la vetrina.
Mi ci dimentico.
Mi sembra d'essere, vorrei essere veramente quella stoffa là di seta...
quel bordatino... quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria,
dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno?
se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra,
prima d'incartarlo.
Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega
con l'involto appeso al dito o in mano o sotto il braccio...
Li seguo con gli occhi, finché non li perdo di vista...
immaginando... - uh, quante cose immagino!
Lei non può farsene un'idea.